Municipio

Sede del comune di Oltressenda Alta

Municipio

Descrizione

Origini del nome
Perché il nome Oltressenda Alta? In effetti sembra davvero una astrazione ed è uno dei rari nomi di comune puramente legale o giuridico senza rispondenza concreta di paese. Ogni comunità civile si nomina generalmente dal suo centro più popoloso o importante. La storia del nome è invece molto semplice.
A Clusone, da sempre capoluogo dell’Alta Val Seriana, venivano indicati come quelli di Oltre-la-Senda i cittadini che risiedevano al di là della “senda”, che è il colle ed insieme la strada che separa Clusone stesso da Villa d’Ogna, Piario, Nasolino e Valzurio.
Quando questi gruppi abitati ottennero la propria autonomia formarono la comunità che si denominò appunto Oltressenda.
In seguito, anche questa si scisse in due municipalità e si costituirono Oltressenda Bassa con Piario, Villa e Ogna e Oltressenda Alta con Nasolino e Valzurio. Successivamente anche Piario si costituì in Comune autonomo e rimase Oltressenda Bassa comprendente il solo territorio di Ogna e Villa.
Poi nel 1929 i tre Comuni furono unificati in Comune unico che prese il nome di Villa d’Ogna e quando, nel 1958, i tre Comuni riacquistarono l’autonomia è rimasto solo il nome di Oltressenda Alta.
 

Cenni storici

La comunità civile segue le vicende politiche e sociali di tutta l'alta Valle passando da una dominazione all'altra come tutta la terra bergamasca.
Dalla reggenza della Serenissima a quella della Cisalpina, da quella austriaca degli Asburgo al Regno Unito d'Italia del 1859. Sulla facciata della vecchia casa comunale, ora proprietà della parrocchia, sono tuttora visibili gli stemmi di Venezia con il leone di S. Marco e degli Asburgo con l'aquila bicipite.
L’autonomia comunale di Nasolino e Valzurio avviene più di un secolo dopo rispetto a quella ecclesiale; occorre arrivare al 1637 per avere la indipendenza come municipio da Clusone e al 1648 per l’esistenza giuridica di Oltressenda Alta.
Il cammino di questa autonomia non fu molto semplice e si sviluppò in varie tappe.
Il primo passo si ebbe tra il 1625 e il 1637 con la separazione da Clusone. La divisione avvenne oltre che la naturale aspirazione all’autonomia soprattutto per il desiderio di esimersi da oneri che Clusone imponeva alle sue frazioni. Oneri che in quegli anni si erano appesantiti anche per l’orgoglio di avere in Clusone un nuovo e maestoso campanile che doveva figurare pure come torre civica.
Gli abitanti di Oltre la senda d’accordo con quelli di Rovetta dall’altro lato, che pure si trovava nelle stesse situazioni, lamentarono di essere costretti a contribuire ad una costruzione che ad essi non serviva avendo già tutti la propria parrocchia con chiesa, campanile e funzioni e clero cui provvedere.
Un primo documento di questo tenore è datato 1625; l’anno seguente i dirigenti di Clusone alleggeriscono i tributi e la concessione aumenta l’aspirazione ad una piena indipendenza che si va profilando negli anni seguenti.
La Cancelleria de1 Tribunale di Bergamo approva la costituzione di un consiglio di rappresentanti delle singole contrade i1 10 luglio 1636.
Il 12 novembre dello stesso anno un atto notarile produce l'estimo dei beni con progetto divisionale e il 24 dicembre sempre de1 1636 vengono dichiarati i tre comuni autonomi da quello unico di prima: Clusone cioè, Oltressenda e Rovetta.
L’essersi staccati contemporaneamente Oltressenda e Rovetta spiega perché a Rovetta venne assegnato tra l'altro tutto il territorio sulla sinistra orografica del fiume Ogna salendo da Valzurio sino alla Presolana e al Ferrante e non già, come sarebbe più logico, il crinale del monte Blum e delle Cime di Bares.
Dal 1º gennaio 1637 funzionano separatamente i tre comuni.
Pochi anni dopo, e precisamente nel 1647, per ragioni di comunicazioni e di diversi interessi lavorativi, Oltressenda si scinde in due nuovi comuni e abbiamo così:
Oltressenda Bassa comprendente Piario, Villa e Ogna e Oltressenda Alta con Nasolino e Valzurio, all’inizio del 1648.
Prima della fine del secolo anche Piario si regge a sé con propria denominazione.
La divisione tra le due Oltressenda non fu pacifica fino a quando nel 1741 venne superata la contesa per il possesso di alcuni terreni in località Fopafosca  e Fondra e per l’uso di alcuni passaggi, che nell’estimo dei beni avvenuto nel 1639 e in quella divisionale del 1647 non erano stati sufficientemente chiariti.
La delibera del 1741 fa cessare ogni contesa assegnando le località in discussione ad Oltressenda Alta e assicurando il rispetto all'uso delle stradette e degli abbeveratoi degli animali ai singoli proprietari esortandoli al vicendevole accordo.
Nel 1929 sotto il regime fascista furono fusi d'autorità i tre comuni di Piario, 0ltressenda Bassa e Oltressenda Alta con la denominazione unica di Villa d'Ogna.
Dopo l'ultimo conflitto gli abitanti di Nasolino e di Valzurio chiesero, con domanda del 13 giugno 1947, di nuovo la propria autonomia. Questa venne concessa con parecchio ritardo burocratico. Nel 1958 tornò ad esistere il comune con l'antico nome di Oltressenda Alta.
Piario ottenne pure di reggersi a sè e Ogna e Villa rimasero con il nome di Villa
d'Ogna; scompare perci6 la denominazione di Oltressenda Bassa sussistendo solo
Oltressenda Alta. L'aggettivo Alta da solo suona, oggi, inutile, e un anacronismo.
 


Guerre - resistenza e incendio di Valzurio 

 
Gli abitanti di Oltressenda hanno partecipato alle vicende della patria con il proprio contributo e talvolta anche con il tributo della vita come nei conflitti bellici succedutisi.
Nella Prima guerra mondiale (1915-18) e nella seconda (1940-45) con sofferenze di tutti e sacrificio di un drappello di una ventina di giovani figli morti e dispersi.
Il nostro territorio fu teatro pure della lotta fratricida partigiana. Nei vari cascinali particolarmente di Colle Palazzo, di Campello e del Möschel trovarono rifugio, aiuto e sostentamento parecchi operatori della resistenza in collegamento con altre forze clandestine.
Fu un periodo terribilmente pericoloso e tormentato per l'intera popolazione e per chi agiva nel silenzio in attesa e preparazione della libertà.
L'episodio più funesto si ebbe il 14 luglio 1944 quando le brigate repubblichine spalleggiate da reparti tedeschi dettero fuoco, per non essere riuscite nel premeditato rastrellamento di partigiani, all'abitato di Valzurio.
Pare doveroso a questo punto ricordare, unicamente a memoria dolorosa e riconoscente a chi ebbe tanto a soffrire, le vicende di quella terribile giornata.
La descrizione di questo giorno tremendo sul cronicon della parrocchia fatto da don Zaccaria Tomasoni, all’epoca parroco a Valzurio, testimone oculare dei fatti e anche vittima di soprusi e angherie per non aver rivelato nomi e luoghi.
"Era il giorno 14 luglio 1944. Da 9 giorni i ribelli o patrioti si trovavano in Valzurio. Erano in numero di 40 circa. In sulla sera, durante la loro presenza in Valzurio, essi solevano discendere nei paesi sottostanti, per comperare dai negozianti, a prezzo di calmiere e colla violenza cibarie. Portavano ancora motociclette, biciclette e altri oggetti in Valzurio, rapinati.
Nel giorno 14 luglio 1944, la "S.S." saliva parte in Valzurio per la strada che vi conduce e parte da Ardesio, saliva in Colle di Palazzo per disperdere e uccidere i ribelli.
La parte della "S.S." che era salita in Valzurio, dopo una sparatoria coi ribelli, alla fornace, all'ingresso del paese, guidata da un sottotenente tedesco, scortata da due automobili blindate raggiungeva la contrada Valzurio, appiccava il fuoco alle due estremità e al centro della contrada, abbruciando quasi tutte le case e riducendole ad un mucchio di rovine, lasciando senza tetto 12 famiglie.
Mentre il fuoco divoratore si diffondeva, la "S.S." saccheggiava tutte le case e si impossessava di denaro, di indumenti, di cibarie (farina, formaggi, stracchini, burro, salami, galline, conigli, un maialetto ecc.) che condussero con sé alla sera del maledetto giorno.
Il mobilio delle case bruciate venne distrutto dal fuoco quasi tutto. II danaro, gli abiti, la biancheria e le cibarie che la "S.S." non prese con sé, furono consumati dal fuoco. Le poche persone che si trovavano nella contrada (nella maggior parte donne e fanciulli) fuggirono quasi tutte.
Nella fuga venne ferita gravemente dalla sparatoria della "S.S." la giovane Messa Giulia di Mansueto, che guarì dopo un mese di degenza all'ospedale di Clusone.
Il parroco Sac. Tomasoni don Zaccaria, alcune persone di Valzurio e altre dei paesi circostanti vennero fatti ostaggi: alcuni di essi riuscirono a sottrarsi dalle mani della "S.S.", altri, alla sera di quell'infausto giorno, furono condotte (fra le quali il suddetto Parroco di Valzurio) allo stabilimento "Festi-Rasini" situato a Villa d'Ogna, interrogati e rilasciati, fatta eccezione di alcuni giovani che furono condotti con la "S.S.".
In quel giorno la "S.S." a Villa d'Ogna uccise Baronchelli Carmelo giovane ventottenne, e Pezzoli Luigi coniugato, entrambi di Villa d'Ogna e il giovane Moioli Luigi di Ardesio".
D. Zaccaria nel suo racconto parla sempre delle "S.S." germaniche, mentre la reale colpa fu anche e forse soprattutto dei repubblichini fascisti.
 
La ricostruzione
In un articolo de "L'Eco di Bergamo" del 17 gennaio 1948 il successore di don Zaccaria, don Alessandro Pedretti descrive qualche anno dopo, la ricostruzione del paese.
"Valzurio...., mai sentito nominare, diranno tanti. E forse il Carneade dei paesi bergamaschi? L'alpinista bergamasco invece, e non solo bergamasco, ha confidenza con questo paesino, luogo di tappa e di transito per chi, proveniente da Villa d'Ogna, vuol raggiungere il pizzo Ferrante, il passo dello Scagnello con Cima Verde o il nevaio della Presolana col suo rifugio Albani. Il turista guardava però con pena il paesetto invecchiato e come stanco per tanto isolamento. Ogni comodità era negata. Era il paese che s'usava per i confronti spregevoli. La guerra fu il suo martirio.
Tutti alpini i suoi giovani. Hanno negli occhi i tristi ricordi del fronte occidentale, Albania, Grecia, Russia e della prigionia in Germania. I tre figli migliori trovarono la morte sulle lande sconfinate e gelide di Russia. Quanto li ricordiamo! Siamo come una sola famiglia noi a Valzurio.
La guerra partigiana, lo scelse come centro di raccolta e di collegamento. Sui registri tedeschi e fascisti venne segnato: "zona infestata da banditi". Il 14 luglio 1944 subì il battesimo di sangue. Fu assediato da tre lati dai nazi-fascisti. I partigiani dopo aver fermato per mezz'ora i mezzi meccanizzati nemici, si ritirarono per non far subire gravi conseguenze al paese. Non furono di questo avviso tedeschi e fascisti. Si cacciarono per le case, inferociti; malmenarono gli infermi che non potevano fuggire; depredarono ogni cosa e tutto quello che non poterono asportare lo lasciarono in preda alle fiamme unitamente a tutti i caseggiati. Fu l'inferno di Valzurio.
Tutto andò distrutto. Tristi, cogli occhi in pianto e sull'orlo della disperazione, i paesani si trovarono, a tarda sera, sulla piazzetta col volto illuminato ancora da quel cattivo fuoco che dava risalto alle rughe profonde delle fronti abbattute e agli angoli tremanti delle bocche, che tacevano, ma che tante cose avrebbero potuto dire. Passò la bufera. I buoni montanari, che vivono di fede e di amore, sanno scrollare dall'animo gli sterili risentimenti, incentivo a reazioni dannose. Si consigliarono, si aiutarono e con tenacia rifecero le loro case, più belle, più arieggiate, più riposanti.
I valzuriesi ricorderanno con riconoscenza l'opera assidua e vorremmo dire affettuosa del Genio Civile di Bergamo, (specie dell'ingegnere capo comm. Raffa, dell'ing. Belloni e del geom. Di Lustro e Lardi) che ottenne il concorso dello Stato nella spesa non indifferente.
Una bellissima serie di fotografie che documentano il disastro di Valzurio e la completa sollecita ricostruzione sono esposte nel palazzo degli Uffici Statali del Genio Civile: sono una trentina di case di abitazione completamente rifatte in meno di un anno dal settembre del '46 al giugno '47. Ora le linde casette si stagliano nell'azzurro cupo del cielo da cui presero spunto i vecchi nel denominare la valle e il paese. Valzurio, valle azzurra. Il suo lago artificiale tanto ammirato dal turista, ne è una testimonianza. Le verdi praterie circostanti assumono maggior risalto e appagano l'occhio del valligiano sereno.
C'era una strada tortuosa. All'unanimità e quasi gratuitamente, venne in buona parte livellata. Mancava però la illuminazione elettrica. E’ stata questa una conquista attraverso sacrifici enormi; superamento di incomprensioni, difficoltà e opposizioni. Duecento abitanti affrontano una spesa di oltre tre milioni e tengono testa a tutte le difficoltà. E qui dobbiamo un doveroso grazie alla Azienda Crespi e alla amministrazione comunale di Villa d'Ogna per il contributo alla realizzazione.
I valzuriesi sono giustamente orgogliosi di queste conquiste che fanno ormai del loro paese uno dei più tipici e deliziosi luoghi di soggiorno alpino. Ora gli abitanti sono tutti protesi al miglioramento forestale e zootecnico della zona ricca di boschi, di piante e di pascoli. A tanta tenacia sorriderà, ne siamo certi, il miglior avvenire".


 

Modalità di accesso

Si accede alla struttura dal portone principale situato in Piazza Chiesa 1, 24020 Oltressenda alta (BG).
 

Come arrivare

Piazza Chiesa, 1, 24020 Oltressenda alta (BG)

Mappa

Costi

L’accesso al municipio è gratuito.

Orario per il pubblico

Consultare le schede dei singoli uffici per ricevere informazioni in merito agli orari di apertura.

Struttura responsabile

Ulteriori informazioni

 

Foto storia

 

LO STEMMA E IL GONFALONE

del Comune di OLTRESSENDA ALTA

  
 


INAUGURAZIONE DEL GONFALONE DI OLTRESSENDA ALTA
DISCORSO DEL SINDACO DR. TOMASONI GIAN MARIA
05 giugno 2005


Concittadini. autorità, la nostra comunità inaugura oggi il suo stemma e il suo gonfalone.
Il Signor Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 30 mar 2004 con proprio decreto concedeva al nostro Comune lo stemma e il gonfalone.
Il decreto sancisce i seguenti emblemi:
Stemma: inquadrato dalla croce diminuita, di rosso, :il primo, d’oro, alla montagna di due picchi, di verde, fondata sulla traversa della croce; il secondo, d’oro, alla montagna di tre picchi di verde, fondata sulla traversa della croce; il terzo, d’oro, al lupo rapace. rivoltato, di nero, con entrambe le zampe anteriori poggiate al braccio verticale della croce, la zampe posteriori sostenute dalla pianura diminuita, di verde; il quarto, d’oro, al grifo rampante. di nero, con entrambe le zampe anteriori poggiate al braccio verticale della croce, con la zampa posteriore destra sostenuta dalla pianura diminuita, di verde. Ornamenti esteriori da Comune.
Gonfalone: drappo rosso, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto rosso, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati di argento.
Il significato di tutti gli stemmi va ricercato nella storia di ogni Paese, storia più o meno vicina e più o meno vissuta ma meritevole di essere ricordata. E quando si realizza uno stemma la storia con i suoi significati viene ridotta a simboli ed emblemi per renderne facile la lettura.
La scelta per uno stemma che caratterizzasse il nostro Comune fatta propria due anni or sono dal Consiglio Comunale non è stata difficile. Infatti sulla ex Casa comunale, sotto gli emblemi della Repubblica Veneta e dell’impero Asburgico, è riportato anche uno stemma, come sopra descritto, datato tra il 1600/1700, che con ogni probabilità era già lo stemma del nostro Comune nei secoli passati, ma che non aveva mai avuto il riconoscimento ufficiale da parte dell’Ufficio Araldico nazionale e trascritto nel registro araldico dell’Archivio Centrale dello Stato. Abbiamo pertanto richiesto come stemma quanto i nostri antenati avevano scelto come simbolo della loro identità territoriale, e tale c’è stato concesso.
Lo stemma di Oltressenda Alta riporta le montagne, non solo per ricordare la collocazione geografica del nostro paese (oltre la senda), ma anche per indicare che i prodotti dei monti sono sempre stati fonte di sostentamento dei suoi abitanti.
Poi c’è il lupo, probabile riferimento all’animale che ancora viveva a fine ‘800 nei boschi della Valzurio. Io sono propenso a pensare anche a un possibile significato simbolico del lupo,riferibile al carattere della nostra popolazione, forse un po’ selvatica, ma intelligente, che sa adattarsi e sopravvivere in condizioni ambientali difficili, indipendente ma anche solidale con i suoi simili. Nello stemma è inoltre rappresentato il grifo, animale mitologico con il corpo di leone e la testa d’aquila, animale chimerico ritenuto guardiano delle ricchezze. in araldica è considerato simbolo di ferocia congiunta a prontezza. di custodia e vigilanza guerriera. Inoltre riunendo in sè l’animale più nobile e più forte della terra, con quello che alto spazia nel cielo simboleggia anche la perfezione e la potenza Ne mitologia ebraica i Cherubini a guardia della porta dell’Eden erano simili a grifoni; nella simbologia cristiana medioevale, rappresenta il Cristo, che aveva l’aspetto del leone perché aveva regnato come un re, e quello dell’aquila a causa della sua risurrezione. Ritengo pertanto che questo simbolo possa anche indicare come i governanti debbano saper conciliare la saggezza con la forza delle decisioni per il benessere della propria popolazione.
Tutti e tre gli emblemi del nostro stemma sono infine inquadrati dalla croce, simbolo della nostra tradizione e cultura e, per i credenti, della nostra fede religiosa. I nostri antenati hanno probabilmente voluto con questo indicarci che tutta la nostra vita deve come punto fisso il nostro Creatore e Salvatore.
Grazie a un finanziamento concesso dal Presidente delta Provincia di Bergamo, Valerio Bettoni su interessamento dell’Assessore Guido Fornoni, che qui ufficialmente e pubblicamente entrambi ringrazio, abbiamo poi provveduto a far confezionare il gonfalone che oggi inauguriamo in modo solenne.
Anche su sollecitazione del nostro parroco don Battista, abbiamo scelto l’inaugurazione ufficiale anche come momento di festa della nostra gente, un momento per le Comunità di Nasolino e di Valzurio di stare insieme, un modo per ricordare che prima e al di sopra delle nostre decisioni giornaliere devono esserci quei valori che si tramandano di generazione in generazione e ci tengono legati ai nostri antenati ,alle nostre tradizioni e che ci permettono di costruire il nostro futuro, interessandoci sempre e tutti in modo disinteressato delle “Cose” comuni , con la consapevolezza che la democrazia di un popolo si misura dal numero di persone che se ne interessano.

Allegati

Ultimo aggiornamento: 28-06-2024

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